Posted by Lorenzo Lucchetti on Marzo 3rd, 2010 -

HIKIKOMORI & TRANSUMANESIMO scritto da Lorenzo Lucchetti il 3/3/2010
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Diceva il 33 grado massonico O. Wirth, uno dei maestri dell’esoterimo moderno (di cui la New Age è l’estrinsecazione popolare), che la realtà virtuale (e internet è già realtà virtuale) avrebbe reso l’uomo alla stregua del matto dei tarocchi “il cui valore simbolico equivale a zero, (..) poiché il Matto è un personaggio che non conta affatto, in considerazione della sua inesistenza intellettuale e morale. Incosciente e irresponsabile, si trascina attraverso la vita da essere passivo, che non sa dove va e che si lascia condurre da impulsi irragionevoli. Non appartiene a se stesso: è un posseduto, un ossesso; è un alienato in tutto il pieno significato del temine[…]. Con gli occhi perduti tra le nuvole, l’insensato percorre la sua strada a caso, spinto dagli impulsi, senza chiedersi dove va”.
La potremmo prendere anche come una definizione fantascientifica, ma il fatto è che ci sono già svariati studi ed esperimenti segreti militari che stanno tentando di creare tecnologicamente quest’uomo (vedi fonti: tankerenemy).
MA C’E’ ANCHE QUALCOSA CHE SI STA MUOVENDO GIA’ ORA
Come vi sentireste di fronte a un essere umano di cui rimane solo il volto, ma se lo toccate risultasse inconsistente? Se volete avere un’idea di quale genere di alterazione profonda stia avvenendo nel genere umano, guardatevi la splendida metafora del film “Pulse” (nome originale Kairo, 2001, da non confondere con il remake occidentale).
due_572Ma pensate anche al fenomeno dell’Hikikomori (nome del fenomeno, ma anche di chi lo subisce), dinamica comportamentale che nasce in Giappone, in cui l’individuo che ne è affetto giunge da una situazione interiore allucinante ad uno stile di vita in cui “si tende ad isolarsi chiudendosi nelle proprie case e interrompendo ogni genere di rapporto con gli altri, (..). L’unico mezzo di comunicazione che si usa è internet.” Pare che il 20% degli adolescenti maschi giapponesi sarebbero hikikomori (= “stare in disparte, isolarsi”). “In Giappone sono circa un milione. Letteralmente giovani «in ritiro», ragazzi che senza un apparente motivo si chiudono nella loro stanza, chi per mesi, chi per anni”, abbandonando la complessità della propria mente emotiva, inconscia, archetipica, perché troppo dolorosa, per una vita di pura sublimazione in un mondo virtuale.
La distinzione tra vita e morte, ad un’occhiata inesorabile, risulta molto sottile. L’essere umano respira nell’Hikikomori ma si muove attraverso il monitor.
Ma se dal punto di vista personale, questo Hikikimori può percepirsi nei più svariati modi – sovente questo è un modo per salvare se stessi dal mondo esterno - dal punto di vista planetario questa sindrome non può certo destare apprensione (malgrado l’apparente preoccupazione manifestata), casomai è un primo passo. Di cosa? Direte voi…
Molti elementi ci fanno pensare che quello che sta accadendo in Giappone (molto meno nell’occidente) potrebbe essere gradito a molti, non solo all’Hikikomori. Vi è infatti grande somiglianza tra Hikikomori e la volontà di certa filosofia moderna di fare della razza umana una società di individui che non pensano e non lavorano più individualmente, ma in cui vi sia una fusione parziale o totale in una supermente, tramite l’utilizzo di mezzi tecnologici.
Un sogno della filosofia transumanista per esempio è l’abbandono della propria mente emotiva, inconscia, archetipica, per una sublimazione in una “mente-gruppo” che privi l’uomo di certe caratteristiche individuali negative.
ra_411Del resto l’informazione ufficiale (e qui anche la New Age) sotto gli occhi di tutti recita la tiritera dell’uomo individualista che “è il male”, perché chi è individualista è logicamente sia “limitato” che “egoista”. Ma la verità è che poi però vengono mostrate come esempi di individualismo proprio le persone più sponsorizzate e massificate: il terrorista, il personaggio televisivo, il politico, il quindicenne in discoteca: tutte “figure” create dal sistema.
Non vi è attendibilità ma solo manipolazione, in questo odio per l’individualismo.

scritto da Lorenzo Lucchetti il 3/3/2010
FONTI
Massoneria e sette segrete. Epiphanius (pag 671)
http://shinku.interfree.it/hikki.htm
http://www.netdipendenza.it/view.asp?view=00227
http://www.isigmagazine.isig.it/lib/files/isig_mag_bollettino_it_2044_pdf_.pdf (Dalla realtà ordinaria ad una pluralità di realtà virtuali. Elemire Zolla)
http://www.transumanisti.it/
http://www.tankerenemy.com/2008/04/laeronautica-militare-ti-vuole-lov.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Kairo_%28film%29

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Posted by vitofoschi on Novembre 21st, 2009 -

di Vito Foschi (http://digilander.libero.it/ilsitodelmistero/)

La dea Atena, la romana Minerva è dea della sapienza nella mitologia greca, figlia di Zeus che la partorisce già adulta. Fra i tanti miti associati alla dea ci soffermiamo su quello di Aracne che ci permetterà di fare alcune considerazioni. Riassumiamo brevemente il mito.

Aracne era una valente filatrice, che abituandosi ad essere elogiata incominciò a vantarsi di essere non solo la più brava fra i mortali, ma addirittura in grado di gareggiare con gli dei. Atena, dea dai molteplici ingegni, sia muliebri sia guerrieri, protettrice dei filatori, è irritata dalla superbia della donna. Non può sopportare che una comune mortale affermi di essere più brava di una dea nell’arte della tessitura. Sotto forma di vecchia si reca dalla fanciulla e le consiglia di non offendere gli dei. Per tutta risposta Aracne, ribadisce di essere migliore di Atena, al che la dea riprende le sue sembianze e sfida la giovane ad una gara di tessitura. La dea tessé un arazzo rappresentante lo scontro fra Poseidone e la città di Atena, mentre Aracne un’immagine degli amori di Zeus. La dea non potendo ammettere di essere stata sconfitta distrugge l’opera di Aracne e per punirla della sua superbia la trasforma in ragno, costretta a filare in eterno la sua tela. Questo mito evidenzia le capacità muliebri della dea Atena.

La dea è sinonimo di sapienza, tra l’altro nasce dalla testa di Zeus, ma possiede caratteristiche piuttosto varie. È dea guerriera ed è rappresentata spesso con elmo, lancia e scudo. Certo lo scudo potrebbe rappresentare la difesa della sua verginità, quindi potrebbe essere assimilata sempre alle caratteristiche di una dea femminile, ma la lancia è strumento di offesa e quindi questa interpretazione non regge: Atena è anche una dea guerriera. Essendo una dea della sapienza, le sue capacità guerriere non sono guidate dal furore come nel caso del dio Ares, dio della guerra, e la sua protezione è più sulle decisioni tattiche e strategiche. Non a caso è protettrice di Ulisse, soldato valente, ma soprattutto esperto di stratagemmi e in qualche modo diverso dagli altri eroi Achei. Basti pensare al pessimo carattere e all’irascibilità di Achille che lo fa essere rappresentante terreno del dio della guerra.

Ci si chiede perché Atena unisca tutte queste qualità contraddittorie. Il mito di Aracne lega la dea al ragno, che in molte mitologie è legato ai miti della creazione. Il ragno tesse la tela creando un mondo e attende al suo centro lo svolgersi degli eventi. Ogni parte della ragnatela è collegata, ogni elemento della creazione è collegata, come indicato dal famoso detto della tavola Smeraldina, ciò che è in basso è come ciò che è in alto. Il ragno tira le fila della creazione. Ciò fa ritornare in mente un altro mito, quelle delle Parche che governavano il destino degli uomini. Filavano ed ogni filo corrispondeva la vita di un uomo, ne decidevano lo svolgimento e al momento opportuno recidevano il filo, ovvero ponevano termine alla vita dell’uomo. È evidente che le Parche richiamano il simbolismo del ragno.

Qual è il legame fra Atena e il ragno? Atena è una dea che protegge le arti femminili regala l’ulivo alla città di Atene e nello stesso tempo è una vergine guerriera. L’ipotesi più probabile è che la figura della dea sia il risultato di una trasformazione, ad opera dei conquistatori greci, di un’antica divinità femminile adorata da una popolazione organizzata in una società di tipo matriarcale. I greci avendo una cultura patriarcale modificheranno la figura della dea che diverrà figlia di Zeus, ovvero di un dio-padre e quindi sottomessa ad un uomo.

Il legame con il ragno potrebbe lasciar intendere di essere stata, prima della conquista greca, una dea-madre, quindi generatrice del cosmo.

Questo spiegherebbe le varie caratteristiche della dea un misto di una divinità agricola e feconda e di una divinità guerriera, ma mitigata dalla sapienza. Per i greci il dio della guerra è Ares, non a caso una divinità maschile, mentre la bellicosità della dea viene temperata dalla sapienza come si addice ad una divinità femminile. Per i maschilisti greci sarebbe stato inaccettabile una divinità guerriera femminile.

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Posted by Lorenzo Lucchetti on Novembre 2nd, 2009 -


Di Lorenzo Lucchetti

luce_406Gli esseri di luce sono degli splendidi “incoraggiatori…”, ma quando abbiamo messo in pratica ciò che ci hanno detto, quando quegli incoraggiamenti sono diventati realtà, a cos’altro possono servirci, se non a mostrarci quanto eravamo piccoli?
La divinità della razza umana è tutto ciò che vive in noi veramente il presente in tutta la sua interezza, su tutti piani, tutto il resto, comprese le vie per ottenerla, sono illusioni. Per un uomo cosciente che tutto ciò che esiste o non esiste è una sua creazione (in quanto essere divino), quale altra utilità, oltre quella di fungerci da specchio, possono avere tali esseri, come pure tutto il creato? Nessuno, a parte il goderne.
Perciò, oltreché inutile, sarebbe controproducente per me dire se esistono “esseri di luce” veramente buoni per noi. Creerei un dogma di cui non ho bisogno. Preferisco rispondere alla domanda “seguirei gli esseri di luce?” da un altro punto di vista.
È l’osservatore l’elemento principale su cui puntare l’attenzione, non l’osservato. Per esempio molti italiani considerarono gli americani dei liberatori durante, appunto, la liberazione… altri no. Sapendo che lo scopo del loro intervento era quello di ristabilire in maniera nascosta un governo fascista (vedi “Capire il potere” di Noam Chomsky), come vedere ora questa cosa, chi aveva ragione?
È semplicemente una questione di consapevolezza dell’osservatore: domandiamoci dove si trova il bene per l’osservatore. Mi sto riferendo alla coscienza, che definisce nell’insieme ciò che siamo, ed è lì la vera definizione di bene e di male in noi. Se questa coscienza prevede come “buono per noi” (faccio un esempio striminzito) la presenza di esseri che hanno potere, capacità, conoscenza del cammino, esperienze, volontà, stima di sé, che noi NON abbiamo (negando dunque la nostra onnipotenza), tali esseri di luce risultano buoni ed essenziali, così come le altre guide umane che mostrano di possedere tali qualità. Ma ciò significa che nella nostra coscienza ciò che è “buono per noi” prevede la nostra “NON onnipotenza”.
Ci sono persone che non sono in grado di accettare la propria completa divinità, di “rinascere” veramente, perché così ha deciso la loro coscienza. Non sto parlando in termini filosofici, ma concreti. Sperimentati e vissuti sulla mia pelle. Per questo è logico che io inviti ad ottenere la propria divinità, e non a cercarla: finché si è nell’atto di cercare, ancora non si è ottenuto ciò che si cerca, e non è detto che vi siano le premesse perché questo cercare (dunque “non avere”) abbia termine. Non è dunque forse molto più celere e netto andare ad operare direttamente sulla coscienza per riscoprire e riaccettare la nostra maestà sulla nostra vita, sulla nostra anima, suoi nostri pensieri, e perché no, sulla nostra società?
Avere tutti i poteri di un essere di luce, è molto più semplice che seguire il cammino da lui tracciato. È molto più semplice, appagante e salutare, oltre che meno faticoso, essere consapevole di essere Dio, che cercare di esserlo. Ma la nostra coscienza viene programmata per non essere in grado di accettare la propria assoluta divinità. Frasi come “è il cammino l’importante, non la meta” significano: vivere totalmente nel presente, e non significano affatto, come spesso ci viene raccontato: il vero scopo non è ottenere ciò che si vuole, ma il camminare per ottenerlo.

(grazie Lu)

Di Lorenzo Lucchetti

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